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Vrksasana (posizione dell'Albero)

Aggiornamento: 13 mag 2021

L'albero, da sempre, é considerato manifestazione della presenza divina, immagine di comunicazione tra mondo celeste, mondo terreno e l'aldilà. In Oriente, l'albero viene associato al culto della Madre Terra e ai riti di fertilità dei raccolti. Nella religione cristiana, l'albero assume un importante simbolismo: nel giardino dell'Eden germoglia ogni specie di pianta, tra cui l'albero della vita (che collega tutte le forme della creazione) e l'albero della conoscenza del bene e del male.

L'albero simboleggia la connessione tra la terra e il cielo, tra le nostre radici e la nostra aspirazione spirituale; rappresenta la vita, nutrendosi della terra e liberandosi nell’aria poiché le foglie e i frutti cadendo ritornano alla terra per nutrirla a loro volta.

Con Vrksasana, si recupera l'essenzialità originaria, ancorandosi al presente e aprendo i sensi all'incontro con la natura. Si risveglia la colonna vertebrale e il radicamento interiore: “esiste una divisione a metà della nostra schiena dalla quale la colonna vertebrale si muove simultaneamente in due opposte direzioni: dalla vita in giù, verso le gambe e i piedi attirati dalla forza di gravità, e dalla vita in su, fino alla cima della testa, sollevandoci con leggerezza” (*) - e questo avviene in tutte le forme di vita erette, nelle piante e negli alberi; le radici degli alberi si spingono con forza verso il centro della terra e contestualmente il tronco cresce verso l’alto: “il punto centrale dell’albero, cioè quello in cui tocca la superficie della terra, corrisponde nel nostro corpo al punto vita a livello della quinta vertebra lombare, proprio dove la colonna si muove in entrambe le direzioni” (*). Se vogliamo che il nostro tronco si liberi verso il cielo, dobbiamo lavorare sulle nostre radici, radicarci dalla vita in giù per sentirci liberi dalla vita in su. E tutta la colonna vertebrale ne beneficia e così il nostro respiro. E se si crea spazio, si acquisisce libertà mentale e di movimento.

(*) V. Scaravelli


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